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Mappa del percorso (www.ottaviososio.it) - Clicca sull'immagine per ingrandire


Informazioni generali:

  • Dislivello di salita (I): 1771 metri: San Pietro Sovera 307m., Ponte Dovia 585 m, Sora 716 m, Forni Vecchi 764 m, Ponte di Corda 895 m, Cavargna 1071 m, Alpe di Stabiello 1702 m, Motto della Tappa 2078 m, Bocchetta di Sommafiume 1925 m.

  • Dislivello in discesa (CH): 967 metri: Bocchetta di Sommafiume 1925 m, Alpe di Giumello 1594 m, Monti di Ruscada 971 m, Carena 958 m.

  • Tempi di percorrenza: S. Pietro Sovera - Carlazzo min. 40, Carlazzo - Ponte Dovia ore 1,30, Ponte Dovia - Sora min. 40, Sora - Forni Vecchi min. 50, Forni Vecchi - S. Nazzaro V. C. min. 50, Variante per Cavargna ore 1,30, S. Nazzaro V. C. - Ponte di Corda min. 50, Ponte di Corda - Pianca ore 1,50 , Pianca - Alpe Stabiello - Bocchetta di Sommafiume ore 2, Bocchetta di Sommafiume - Alpe di Giumello ore 2, Alpe di Giumello - Monti di Ruscada (Maglio) ore 2, Monti di Ruscada - Carena min. 45.

  • Difficoltà: La lunghezza complessiva del percorso è di circa 25 chilometri, con pendenze forti tanto in salita che in discesa. E' necessario quindi un discreto allenamento anche perchè si percorrono zone impervie e lontane da luoghi abitati. Il confine tra Italia e Svizzera si attraversa ad alta quota con i classici problemi della montagna: basse temperature anche in estate, piogge improvvise ecc. Si raccomanda quindi di portare con sè un'attrezzatura da montagna adeguata, data la forte pendenza e il lungo tempo di percorrenza dell'itinerario dall'Italia (da San Pietro Sovera) alla Svizzera, è consigliabile effettuare il percorso in senso inverso partendo da Carena in territorio svizzero in modo di avere un minor dislivello in salita e tempi di percorrenza più brevi.

  • Punti di ristoro: San Pietro Sovera, Carlazzo, Cavargna, Alpe di Giumello, Carena.

  • Mezzi di trasporto pubblici: Società Pubblici Trasporti di Como (SPT, tel. +39031247111), Autopostale Ticino e Moesano (ATM, tel. +41918076775).


Percorso:

La Via del Ferro percorre la Val Cavargna e la Val Morobbia per ben 25 chilometri, è stata quindi suddivisa in quattro tratti di percorso che assieme descrivono tutto il percorso che parte da San Pietro Sovera (Carlazzo - I) e termina a Carena (CH).


Località Forni Vecchi

Località Forni Vecchi (foto di Pierangela Mancassola)


Presentazione:

Il nostro territorio è disseminato di opere umane che oggi stentiamo a conoscere e a riconoscere. Girando per valli, monti ed alpi ci si imbatte in segni, manufatti e costruzioni il cui scopo ci sfugge e sembra incomprensibile. Il Maglio di Carena avrebbe probabilmente subito questo destino, se negli ultimi anni la Regione Valle Morobbia, con il determinante contributo dell'Ufficio dei beni culturali del Cantone e del Museo cantonale di storia naturale, non si fosse impegnata per il suo recupero. E’ nata così la Via del Ferro, itinerario escursionistico tematico, tra la Valle Morobbia (Svizzera) e la Val Cavargna (Italia).

La Via del Ferro offre la possibilità agli escursionisti di ripercorrere le strade utilizzate dai trasportatori per portare il ferro estratto e lavorato a Carena verso il Lario. Lungo il percorso (che si snoda da Carena all’Alpe di Giumello, per proseguire fino al Motto della Tappa e poi scendere in Italia, verso la Val Cavargna, con i suoi villaggi di Cavargna, San Bartolomeo, San Nazzaro, Cusino, Carlazzo e San Pietro Sovera, fino a Porlezza, sulle sponde del Ceresio) possono essere osservate ancora oggi numerose testimonianze dell’importante attività siderurgica che si sviluppò nel passato tanto in Morobbia quanto in Cavargna: vestigia di insediamenti, carbonaie, stazioni di posta, zone di estrazione (cave, miniere) e di lavorazione (altiforni, fucine, magli ad acqua).

Oggi possiamo solo immaginare cosa potesse rappresentare la siderurgia per l’economia delle due vallate. Solo per far funzionare forno e maglio occorrevano decine di persone. C’era chi si occupava di estrarre il ferro dalle miniere, chi procedeva al taglio dei boschi per procurare il legname a chi produceva il carbone, che serviva ad alimentare i fuochi di coloro che lavoravano ai forni fusori e nelle fucine. Si trattava di mastri, operai e relativi aiutanti che svolgevano mestieri i cui nomi appartengono, perlomeno dalle nostre parti, al passato: minatori, boscaioli, carbonai, maestri da forno e maestri fabbri. Altrettanto sconosciuti ai giorni nostri sono i portini della vena, i portini del carbone ed i cavallanti: coloro che assicuravano il trasporto di materie prime e lavorate lungo i sentieri riscoperti dalla Via del Ferro.


Logo della via del Ferro

Logo della Via del Ferro: queste segnalazioni sono disposte lungo tutto il tragitto nei passaggi principali (foto di Attilio Selva)


Quella del ferro è una lunga storia, che ci riporta indietro di secoli. In base ai documenti rinvenuti ed alle ricostruzioni fatte, si presume che le prime attività siderurgiche in Valle Morobbia furono avviate nella seconda metà del 1400. Artefice dell’impresa fu il casato dei Muggiasca, famiglia di origini comasche insediatasi a Bellinzona. Sembra che questo primo tentativo non diede i risultati sperati. Non si dispongono informazioni sull’esistenza e la relativa importanza di attività siderurgiche in Morobbia fino alla seconda metà del settecento. La Cà dal Fer a Carena (casa padronale in cui avevano sede gli uffici) ed il complesso del Maglio furono costruiti negli anni 1792/93 per iniziativa del medico bellinzonese Giovanni Bruni, che ridiede impulso all’industria morobbiotta. Il definitivo abbandono delle attività fu sancito da un incendio che nel 1831 devastò il complesso siderurgico.

Ancor più lontane sono le origini dello sfruttamento del ferro in Val Cavargna, di cui si ha traccia sin dall’ottavo secolo. Anche su queste terre il casato dei Muggiasca investì le proprie risorse. A ricordarci l’importanza dell’industria del ferro vi sono le vestigia dei Forni Vecchi, sotto San Nazzaro nei pressi del torrente Cuccio. La storia ci racconta che il complesso funzionò fino alla seconda metà del 1800, quando gli ultimi proprietari (la Rubini, Falck, Scalini e C.) decisero di chiuderlo per concentrare le proprie attività sul Lario.

Percorrere la Via del Ferro ci permette di scoprire una parte di storia sconosciuta. I paesaggi della Via non ci parlano però solo di ferro. L’escursionista che la percorre può scoprire o immaginare anche i sentieri percorsi dai contrabbandieri, che tra mille pericoli varcavano il confine con le loro bricolle sulle spalle. Dalla Val Cavargna, gli sfrositt viaggiavano sia in direzione della Morobbia che della Val Colla. La dogana di Carena e la caserma della finanza di Cavargna ci ricordano un tempo in cui le nostre montagne non erano luogo di svago e riposo ma di commercio più o meno legale.
Così come le casermette in territorio svizzero e la strada militare in Italia ci ripropongono alla memoria i due conflitti mondiali. Fortunatamente questi luoghi non furono teatro di guerra, ma la presenza dei militi da una parte e dall’altra del confine non mancò. La Via del Ferro vale la pena di essere percorsa anche aldilà dei presupposti storici che ne hanno favorito il recupero. Il sentiero passa attraverso zone splendide, che offrono panorami di sicuro fascino.

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