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Una parte del lungo tracciato difensivo O.A.F.N. (Occupazione Avanzata Frontiera Nord), comunemente nota come "Linea Cadorna" interessa in modo concreto anche la Val Cavargna, proprio in territorio di San Nazzaro alle pendici del Pizzo di Gino o Menone.
Prima di illustrare l’itinerario che conduce alle trincee, vale la pena di fare alcune precisazioni sul quadro storico e le motivazioni che indussero a costruirle. Durante la prima guerra mondiale si profilò la necessita di un eventuale difesa dell’Alto Lario con lo scopo più ambizioso di fornire un’adeguata protezione del Nord Italia al fine di scongiurare un’ipotetica infiltrazione dell’esercito germanico (infatti l’Italia fu prima alleata della Germania, poi neutrale e infine dichiarò guerra all’Impero Austro-Ungarico e quindi alla stessa Germania).
Per questi motivi, nel gennaio del 1916, il Comando Supremo Italiano ordinò la "Direzione Lavori Genio Militare di Milano" e l’esecuzione dei lavori di frontiera. Tra le zone di protezione scelte, che comprendevano territori della Val d’Aosta e del Verbano, vennero individuati diversi settori compresi tra il Lario e il Ceresio, tra cui la stessa Val Cavargna.

Trincea

Particolare di una delle trincee che cingono il Pizzo di Gino (foto di Sergio Caccia)

Per comprendere l’estensione di questa imponente barriera difensiva basti considerare che coinvolse 5 Province, 16 Comunità Montane e 262 comuni posti lungo l’allineamento Gran San Bernardo, Lago di Como e Pizzo del Diavolo nelle Orobie. Nei territori del Lario e del Ceresio dove la guerra non ebbe luogo, non si utilizzarono mai le trincee, anche se ciò fu forse dovuto proprio alla loro presenza che inibì eventuali attacchi da parte dell’esercito germanico.
La Linea O.A.F.N lascia in eredità un autentico patrimonio di muratura ed è un vero esempio di struttura fortificata interessante sotto il profilo architettonico, infatti, la costruzione dei manufatti, grazie alla sensibilità degli Ufficiali del Genio, non ha lasciato segni o ferite nel paesaggio anche perché costruita con materiali rocciosi raccolti in loco. La guerra, si sa, in alcuni casi produce lavoro e ciò accadde nella costruzione delle trincee lariane che richiesero manodopera maschile e femminile locale.

Interno di una trincea

Interno di una trincea (foto di Ermanno Battaglia)

Come raggiungere le trincee

Si parte da San Nazzaro in Val Cavargna raggiungibile in auto con la Strada Statale 340 che da Menaggio sulla costa del Lago di Como sale a Porlezza, deviando per Carlazzo, da dove si prosegue per Cusino, San Bartolomeo e San Nazzaro.
All’inizio dell’abitato, che conserva ancora un nucleo di originali architetture rustiche, si prende a destra la via S. Antonio. Giunti a monte della chiesetta di S. Antonio si imbocca la strada asfaltata che sale a destra e si inoltra in una pineta, terminando in località Tecchio a 1330 m., dove sorgono alcune baite: qui nei pressi si può parcheggiare l’auto. Dal parcheggio si sale per l’ampia strada sterrata che transita con una serie di tornanti tra i verdi pascoli dove in primavera esplode la fioritura delle ginestre; giunti a un bivio, si prende a sinistra per tagliare a mezza costa il versante della Valle Piazza. Sempre seguendo la sterrata, si guada un torrente ed elevandosi con un ultimo tratto in salita si raggiunge l’alpe di Piazza Vacchera.
Passando a monte dell’alpe, si incontra un fabbricato nuovo servito da una teleferica, e guadato un torrentello, con un paio di tornanti si raggiunge e si segue a sinistra la vecchia Strada Militare che aggira tutto il pendio sud-ovest del Pizzo e che fa parte della Linea Cadorna. L’ambiente che si attraversa è molto scarno e severo, sullo sfondo si scorge la verde conca della valle, punteggiata dai suoi paesi.

Trincea

Particolare di una delle trincee che cingono il Pizzo di Gino (foto di Ermanno Battaglia)

Si supera un canalone e ci si eleva zigzagando lungo il sentiero fino a quando la traccia prosegue pianeggiante in direzione del fianco occidentale del Pizzo di Gino, quindi si continua fuori traccia alla ricerca dei resti delle trincee (mancano punti di riferimento precisi!). Gli amanti dell’escursionismo possono proseguire sul fianco occidentale del Pizzo di Gino (con segnavia rari costituiti d sbiaditi bolli arancione) e si raggiunge la cresta spartiacque tra la Valle Cavargna e la Valle dell’Albano. Adesso la vista si apre verso nord sulla immediata conca di Sommafiume e più oltre sulla Valle dell’Albano, con all’orizzonte la catena delle Alpi. S’incontra un primo bivio rimanendo sulla destra; al secondo bivio, poco sotto la cresta, si prende a sinistra (Bolli bianchi e rossi dell’ Alta Via del Lario) e si raggiunge in breve la Bocchetta di Senavecchia a m. 2010. Si continua in direzione nord ovest lungo il crinale, all’inizio roccioso, sempre seguendo i bolli bianco/rossi dell’ Alta Via. In corrispondenza di una banderuola metallica si abbandona l’Alta Via per continuare, senza segnaletica, a sinistra, sul filo della cresta. Raggiunto un dosso erboso dal quale si vede il vallone sottostante al Rifugio Sommafiume, la dorsale piega decisamente a sinistra in direzione ovest. Si scende ad un colle e si risalgono per una traccia piuttosto vaga le rocce tenendo il più possibile il filo della cresta fino alla più alta elevazione della Cima Verta con i suoi 2094 m., detta anche Motto della Tappa.
Questa traversata è classificata EE cioè per escursionisti esperti, poiché manca di segnaletica eccetto il tratto che ricalca l’Alta Via del Lario, e perché il segmento finale in cresta presenta tratti esposti che richiedono attenzione. Cartografia: Kompass Carta turistica sentieri e rifugi 1:50.000 carta n° 91- Lago di Como-Lago di Lugano

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