La sera del 11 febbraio 2011, nella palestra di S. Nazzaro Val Cavargna, si è tenuto un incontro con la popolazione, per parlare della costruzione di centrali idroelettriche nella valle. Erano presenti il Consigliere Regionale Dario Bianchi, il Presidente della Comunità Montana Lago e Valli del Ceresio Mauro Robba, i rappresentanti del Comitato Acque Comasche Oreste Ciapessoni e Mira Rossi, il Geologo del Comune di San Nazzaro Dott. Paolo Dal Negro, il tecnico del comune di S. Nazzaro Marco Mazza, il consigliere provinciale Giuliano Cerrano e i sindaci della zona.

Molti ancora non sanno cosa siano queste centrali, come vengano realizzate e a quali rischi il territorio stia andando incontro. Questa riunione aveva quindi lo scopo di illustrare alla comunità della valle le varie problematiche relative ad interventi di questo tipo.

Innanzi tutto è bene considerare il contesto ambientale. La Val Cavargna è, come dichiara il geologo Paolo Dal Negro: “un contesto delicato dal punto di vista geologico”. Nella morfologia delle montagne ci sono zone con predisposizione a dissesto, basti ricordare che, la zona del comune di San Nazzaro, è costantemente monitorata da sensori che indicano i movimenti delle falde in relazione alla piovosità, a seguito del dissesto idrogeologico avvenuto nel 2002.

Dalle diapositive presentate dall’Arch. Marco Mazza, emerge una delibera regionale datata 12/11/1996, che in risposta a una richiesta di captazione sul torrente Cuccio, da parte di una società mista pubblico/privata, veniva negata la possibilità di realizzare tali opere, in quanto la zona di San Nazzaro era catalogata ad alto rischio di dissesto. Questi problemi ambientali sono stati successivamente ignorati sia dalla provincia che dalla regione, che non stanno dando altrettante nette risposte alle attuali numerose domande di captazione fatte in valle, da parte di enti privati.

Possibile che un territorio così ad alto rischio si sia assestato? Dalle diapositive presentate dal geologo Dal Negro, dobbiamo proprio dire di no.

In tutto sono tre le richieste per lo sfruttamento dei torrenti al fine di produrre energia idroelettrica, per un totale di 14 punti di derivazioni. La prima richiesta, la più vecchia in ordine cronologico, interessa i torrenti Cuccio di Cavargna, Valle del Segur, Val di Piazza Vecchia ed è avanzata dalla società Predarossa Energie Srl. Il progetto prevede un totale di 3 captazioni e una centrale idroelettrica. La prima derivazione interessa il Cuccio nella zona di Carava. Altre 2 captazioni, con condotte interrate, dovrebbero sorgere nella Valle del Segur e nella Val di Piazza Vecchia, per poi congiungersi in una vasca di raccolta sul costone della montagna, da dove l’acqua verrà indirizzata con altre condotte verso una centrale che dovrebbe sorgere in prossimità del Ponte di Corda. Questa richiesta è la più importante perché l’iter burocratico è già stato quasi concluso e l’approvazione del progetto potrebbe essere imminente. La seconda richiesta, da parte della società Energia Valsabbia Srl, riguarda il torrente Cuccio e per ora è sottoposta a valutazione d’impatto ambientale. Anche per la terza richiesta la pratica è ancora in istruttoria. Quest’ultima interesserebbe il torrente Cuccio ed è stata avanzata ancora dalla Predarossa Energie Srl.
Considerato il numero di richieste per nuovi impianti è inevitabile giungere alla conclusione che queste centrali siano molto redditizie. Ma è davvero possibile che la corrente ricavata dai cosiddetti “piccoli salti” possa dare guadagni così alti da giustificare tali interventi? Analizzando i bilanci delle società, Oreste Ciapessoni del Comitato Acque Comasche, , afferma che gli investimenti per impianti del genere si aggirano sui 4.800.000,00 €, mentre i ricavi per la produzione di energia sono di € 549.000,00 annui. La vera fonte di guadagno per le aziende è un’altra: sono i Certificati Verdi.I Certificati Verdi sono degli incentivi rilasciati dallo stato (decreto Bersani) per le aziende che producono energia pulita, ovvero da fonti rinnovabili. Questi Certificati hanno quindi acquistato un grande valore economico, spingendo tutte le aziende che producono energia a ricavare una quota della loro produzione da fonti di tipo rinnovabile. In questo modo le società che producono energia “sporca”, per esempio utilizzando il petrolio, hanno un forte interesse ad acquistare i Certificati Verdi per garantirsi la loro quota di energia pulita. Quindi, ogni anno, questi fruttano alle aziende che utilizzano i “piccoli salti” 1.464.000 € e, considerato che hanno una durata di 12 anni per impianto, il guadagno totale per le aziende è di 17.568.000 €. I Certificati Verdi, essendo statali, vengono pagati dal pubblico cittadino attraverso una tassa inserita nella bolletta elettrica. Se queste centrali sono un grande affare per le aziende non sembrano esserlo per il territorio in cui sorgono, né dal punto di vista ambientale, né da quello economico. Nelle zone in cui sono già stati messi in funzione questi tipi di impianti si sono riscontrate pratiche pericolose per l’ambiente e per la popolazione. Le condotte che trasportano migliaia di litri d’acqua al secondo passano in prossimità di centri abitati, il materiale di scarto degli scavi viene riversato nelle valli e in generale i lavori sono fatti senza nessun riguardo. Il minimo vitale d’acqua che dovrebbe essere rilasciato da queste captazioni (il 10% della portata) spesso non viene rispettato per una mancanza di manutenzione, così, quelli che erano torrenti, diventano piccoli getti d’acqua che si perdono nel terreno dopo pochi metri dalla derivazione. Nemmeno per i Comuni risulta essere un grande affare. Infatti le aziende, come asserisce il Presidente della Comunità Montana, Robba Mauro, promettono soldi ai Comuni che non vengono versati. Se si prova poi a recuperare questi soldi, tramite azioni legali, si viene a conoscenza del fatto che le percentuali sul guadagno possono essere utilizzate, per legge, solo per interventi verdi quali piantumazioni e bonifiche, altrimenti non possono essere richiesti. Bisogna però ricordare che nemmeno il no dei sindaci è determinante per fermare i lavori, anche se sarebbe un primo passo importante. Oltre a guadagnarci poco o niente, i Comuni rischieranno addirittura di rimetterci dei soldi. Quando un privato cittadino deve edificare in una zona a rischio di dissesto geologico, rilascia una fideiussione al Comune per lo Svincolo Idrogeologico, ovvero deve dare dei soldi, che verranno poi restituiti se i lavori risulteranno rispettosi della legge, altrimenti il Comune li utilizzerà per sistemare il tutto. A queste ditte non viene richiesta nessuna fideiussione. La domanda inquietante è quindi la seguente: cosa succederà dopo 12 anni dall’entrata in servizio delle centrali? Dopo questo periodo, infatti, i maggiori introiti delle aziende, i Certificati Verdi, saranno esauriti. Certo le centrali potrebbero continuare a lavorare, ma nel caso dovessero chiudere, chi le smantellerebbe? Il Comune, non avendo ricevuto fideiussioni, dovrebbe pagare di tasca propria e le aziende non avrebbero nessun interesse a farlo. Significativo è stato l’intervento del consigliere provinciale, Giuliano Cerrano: “Non demonizziamo lo sfruttamento delle acque, è sempre energia pulita, ma devono ritornare dei benefici per il territorio”. Peccato però che la nostra provincia abbia già tutti i fiumi sfruttati da ben 36 captazioni e farne altre porterà al totale prosciugamento dei medesimi. La stessa regione ha dichiarato che la Lombardia ha superato il limite di captazioni idroelettriche.

L’Architetto Marco Mazza ha sottolineato che, queste aziende utilizzano un bene pubblico per fini privati, senza alcun beneficio per la comunità. Si, perché queste società non creeranno posti di lavoro, in quanto ormai le odierne centrali sono completamente automatizzate. Finora il Comitato delle Acque Comasche si è battuto per cercare di fermare le captazioni, ed anche la provincia ha cercato di trovare delle soluzioni senza riuscirci. Si spera in un immediato intervento , della Regione Lombardia.

Il Consigliere Regionale Dario Bianchi ha ammesso che è difficile fermare queste società in quanto si avvalgono del titolo di “pubblica utilità” e i Certificati Verdi danno un grande “potere” nell’avere i permessi. Nell’incontro di dicembre in Regione tra il Comitato Acque Comasche, l’Assessore Raimondi e la commissione VIII, sono state convocate anche le province di Como, Lecco, Bergamo e Brescia accumunate dallo stesso problema, ed è stato proposto di costituire un tavolo di lavoro all’interno della Regione per dialogare e deliberare con proposte concrete. E’ necessario “fare una normativa per evitare certi scempi e fare chiarezza sul deflusso minimo vitale” ha poi proclamato il Consigliere Regionale.

Chi volesse esporre il proprio parere riguardo all'argomento può andare direttamente sul nostro forum nella sezione “Centrali si o Centrali no?”.

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