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Dalla chiesa parrocchiale di Cavargna 1071 m si imbocca il sentiero per il Monte Garzirola (cartello giallo). Il tracciato si svolge, inizialmente ripido, sul fianco del bosco sacro' (del quale avremo modo di parlare più avanti), fino a portarsi alla frazione Casella. Da qui bisogna raggiungere la sommità del lungo crinale arrotondato che si innalza in direzione Nord Ovest, culminante nel Piano del Cristo 1679 m (esistono due possibilità). Il sentiero meglio tracciato prosegue sulla destra per alcune centinaia di metri, in leggera salita, fino ad un bivio oltre il quale, lasciata a destra la deviazione per le baite di Faidello, si snoda mantenendosi poche decine di metri a destra del grande crinale. Prende quota con alcuni tornanti in una boscaglia di ontani fino a toccare il crinale poco a monte del Piano del Cristo. L'alternativa, dalla frazione Casella, consiste nel proseguire sulla sinistra fino al Sasso Mezzano 1316 m, situato sullo spartiacque proprio alla sommità del bosco sacro. Per pascoli si attraversa, a sinistra, il fianco della montagna fino a Guaia 1340 m. Con alcune svolte si guadagna quota per poi riprendere ad obliquare a sinistra, tagliando i pascoli scoscesi situati ai piedi del Pian del Cristo, puntando all'Alpe Tabano 1666 m che nell'ultimo tratto può essere raggiunta direttamente lungo i prati (senza sentiero) o attraversando e riattraversando il torrente della Val Molina. Dalle baite, collegate al fondovalle da una carrareccia, si piega decisamente a destra (Est), fino a guadagnare il grande crinale di Pian del Cristo. Da questo punto si prosegue per dossi ricoperti da bassi ginepri ed erica senza percorso obbligato, con un'ottima vista su tutta la vallata, fino alla zona detta Buco della Neve, ormai in vista del Monte Garzirola.

Sull'origine del toponimo andiamo per libera interpretazione: una fossa che venne appositamente scavata per accumularvi la neve, utile d'estate per fare abbeverare le bestie? Oppure, semplicemente, una zona dove la piega della montagna consente alla neve primaverile di resistere più a lungo perché riparata dal sole o accumulata dal vento? Incrociata una strada sterrata la si segue a destra e, raggiunto il Rifugio Garzirola 1975 m (ex caserma militare, aperto nei week end da giugno a ottobre; tel. 034463253), si prosegue alle sue spalle per un ripido sentiero e un breve tratto di roccette fino alla Croce del Monte Garzirola, situata sullo spartiacque.

La culminazione del Monte Garzirola (2116 m) si trova più a nord, e si raggiunge per facili dossi. Dalla vetta, punto nodale tra il Lario, l'alto e il basso Ticino, si gode uno stupendo panorama sui laghi di Como e di Lugano e, in giornate limpide, sul maestoso Monte Rosa. Verso sud, ad interrompere la morfologia dolce di questa zona, si innalzano i rocciosi Denti della Vecchia, frequentati tutto l'anno da escursionisti e scalatori.

Ritornati al Rifugio Garzirola si prosegue scendendo verso Sud lungo l'ampio crinale, costellato di cippi e vecchio filo spinato del confine italo-elvetico, sino a una caratteristica pozza d'acqua (a volte asciutta), non distante dalla modesta elevazione del Monte Cucco 1610 m. Poco oltre si giunge in vista della magnifica chiesetta di San Lucio, antico oratorio del XV secolo situato presso il Passo omonimo 1542 m.


Resti del vecchio filo spinato

Resti del vecchio filo spinato nella discesa verso San Lucio - clicca per ingrandire (foto di Attilio Selva)


Da questa località, dove sorge anche il rifugio elvetico di San Lucio (aperto tutti i week-end dell'anno; tel. 0041/91/94.34.873), seguendo la segnaletica svizzera si cala verso sinistra lungo il versante orientale del valico percorrendo un sentierino che porta alle case di Colonè 1399 m, frazione raggiunta anche da una strada sterrata proveniente da Buggiolo in Val Rezzo. Accompagnati dalla segnaletica del sentiero "4 valli" ci si porta verso sinistra (Nord) e si ricomincia a scendere doppiando il dosso di Marda fino a quando, tra gli ontani, si supera la Val Molino. Oltre una breve risalita si attraversa un rimboschimento di larici e pecci, poi si passa al di sopra delle suggestive gole del torrente per raggiungere alcune baite in abbandono. L'escursione riserva ancora una sorpresa: la magica faggeta del bosco sacro, percorsa la quale si arriva alla vecchia caserma e al centro di Cavargna.

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