Sono passati solo pochi giorni dal grande evento che ha visto l'inaugurazione della tristemente nota Galleria della Valsolda. È ancora viva l’emozione provata nel percorrere per la prima volta quei 3,3 chilometri di budello che hanno portato a tutti lo stesso batticuore e la stessa sensazione di gioia e incredulità. Si transitava piano, cercando con gli occhi tutti i dettagli: i colori, le luci, i cartelli; tutto ciò che avevamo immaginato transitandovi accanto, ma mai realmente goduto. Sarebbe stato quindi un giorno di festa e un motivo di orgoglio se dietro quella grande emozione non ci fosse stata la rabbia e l'esasperazione di chi, in questi decenni, ha versato lacrime e sangue in attesa che il "miracolo" si compisse.

È infatti una storia vergognosa quella che per anni si è consumata sotto gli occhi impotenti di migliaia di frontalieri, turisti e abitanti della Valle. Un susseguirsi di promesse, rinvii, interruzioni e manifestazioni che, non solo hanno divorato la pazienza della gente, ma hanno trasformato una storia locale in un caso internazionale.
Resta ancora vivo il ricordo dei tanti camion di legname che ogni giorno transitavano faticosamente tra le curve e le strettoie di San Mamete; innumerevoli poi erano i turisti tedeschi e olandesi che annualmente raggiungevano le coste del Ceresio con grossi pullman o con le tanto odiate roulotte. Ed erano soprattutto questi traffici a suscitare quel senso di rabbia e frustrazione nei frontalieri. Capitava infatti sovente che, dalle loro auto incolonnate, lanciassero occhiate cattive a quei "guidatori imbranati", quasi incolpandoli di quelle lunghe code e di quegli ingorghi di cui, in verità, erano anch'essi delle vittime.
In effetti, osservando bene questa travagliata storia, le vittime sono state molteplici. A partire dai nostri nonni: gente laboriosa e instancabile, temprata dagli stenti della guerra, che ha poi aiutato l'Italia ad uscire dal buio catapultandola nel periodo del Boom Economico. Sono poi seguiti i nostri genitori che, faticando, hanno cercato lavoro oltre confine esportando ingegno, creatività, manualità. Siamo infine arrivati noi: una nuova generazione fatta di studenti che hanno cercato una via di fuga da questa Italia imbruttita dove i cittadini vengono usati e ingannati.
Ed è stato infatti un inganno quello che si è consumato per un quarto di secolo lungo la Statale Regina. Un inganno perpetrato nel Nord operoso, laddove i cittadini hanno davvero creduto alle promesse dei politici. Gli stessi che facevano leva sul loro spirito di appartenenza ad una terra che, per antonomasia, è ritenuta la terra del lavoro, della fatica e della produzione. Ma la Valsolda e le Valli limitrofe sono da sempre considerate "provincia della provincia" in relazione alle più note coste del Lario; forse "dimenticando" quanto le loro bellezze artistiche e culturali siano rinomate nel mondo. È quindi lecito pensare che, negli ultimi decenni, burocrati e politici siano stati ben più attenti a considerare la nostra terra un utilissimo bacino elettorale, sfruttato fino all'ultimo voto nella più totale mancanza di rispetto per i cittadini.
Ripensando quindi a tutti i trascorsi di questa vicenda, si arriva facilmente a capire che, più dei disagi e degli ingorghi, sono stati proprio questi raggiri e queste bugie a pesare maggiormente sulla pazienza della gente. Ma quando ci si trova davanti a questa mancanza di considerazione e a questa carenza di rispetto dei più elementari diritti, alzare la voce e manifestare diventa un obbligo morale.
E così, dopo tanta rabbia e proteste, siamo giunti all’inaugurazione in pompa magna che ha visto l’apertura dell’ormai famosa galleria. Viene però da pensare che, per una minima forma di rispetto, forse questa avrebbe dovuto avvenire in sordina. Ma la reazione del Piccolo Mondo Antico non si è fatta attendere e sono arrivati, giustamente, striscioni satirici e fischi indirizzati a chi, forse, avrebbe dovuto mettere la faccia ben prima di questo grande evento.

Pertanto, auspico che questa vicenda ci renda capaci di ricordare che storie simili accadono, continuamente, in ogni parte d'Italia. È quindi fondamentale non scendere mai a patti con lo Stato quando esso si manifesta dispotico e corrotto, ma ribellarsi con tutti i mezzi disponibili.

A cura di Bugna Chiara



Servizio della RSI LA1 sulla galleria della Valsolda

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