Domenica 21 Novembre dalle 14:00 alle 17:00 a Cavargna Davide Van De Sfroos incontrerà i ragazzi della valle. L'incontro è un'iniziativa dell'associazione Amici di Cavargna-Museo della Valle e si terrà presso il salone parrocchiale.

Anche quest'anno il Gruppo Folclorico Val Cavargna e il Corpo Musicale Santa Cecilia, assieme alle altre associazioni valligiane, alle amministrazioni comunali e alle parrocchie, organizza il Presepe Vivente a Sora (frazione di San Bartolomeo V.C.), giunto ormai alla 12° edizione. Il Presepe conta più di 120 figuranti, ogni anno riscuote un grande successo e si sta trasformando in una vera e propria tradizione delle nostre zone.
La particolarità di questo Presepe è il fatto che la Natività è rappresentata non nella Palestina di 2000 anni fa, ma bensi' in un piccolo borgo alpino di fine Ottocento. Magnani, boscaioli, contadini, sarte, lavandaie, contrabbandieri e tanti altri figuranti mostreranno ai visitatori come vivevano i nostri trisnonni.
Siete quindi tutti invitati a Sora per festeggiare assieme il Natale!

Per quanto riguarda il programma, il Presepe vivente sarà aperto nei seguenti giorni:
24 dicembre 2010 - Ore 18:00 - 23:30
26 dicembre 2010 - Ore 14:30 - 22:00
27 dicembre 2010 - Ore 14:30 - 20:00

La Vigilia di Natale, alla fine della manifestazione dal presepe partirà la tradizionale fiaccolata da Sora fino alla Chiesa Parrocchiale di San Bartolomeo dove si svolgerà la Santa Messa a mezzanotte.

Si comunica che l'accesso alla frazione di Sora durante la manifestazione sarà possibile solo per i residenti. Per i visitatori saranno disponibili bus navetta gratuiti che dalla Piazza della Società di San Bartolomeo scenderanno fino all'abitato di Sora.

In caso di annullamento per cattive condizioni metereologiche la manifestazione verrà rinviata all'8 gennaio 2011 dalle ore 14:30 alle ore 22:00 e al 9 gennaio 2011 dalle ore 14:30 alle 20:00.

Manifesto 12^ edizione

Il nostro sito vi aggiornerà con eventuali nuove informazioni su questa importante manifestazione. Tornate quindi a visitarci o, nel caso, non esitate a contattarci via email (info@valcavargna.com).

Il borgo di Sora in autunno

Il borgo di Sora in autunno (foto di Davide Strepparava)

Per chi volesse avere altre informazioni sul presepe Vivente di Sora, ecco alcuni link e documenti utili:

Il Presepe Vivente di Sora: un fenomeno sociale di notevole importanza per la Val Cavargna (di Attilio Selva):
Il Presepe vivente è una manifestazione popolare che si svolge il 24 e il 26 dicembre di ogni anno a San Bartolomeo, presso il caratteristico borgo rurale della frazione di Sora.
Questo evento che vede impegnate numerose comparse, riassume lo spirito di socializzazione e collaborazione reciproca che caratterizza e contraddistingue la popolazione dell’intera Val Cavargna. La manifestazione è organizzata e coordinata dal Gruppo Folclorico della valle, che da diversi anni si occupa della conservazione degli usi e costumi di questo territorio.
Il successo del Presepe vivente, che attira ogni anno migliaia di persone provenienti da diverse zone della Lombardia, è favorito da quattro componenti essenziali che solo in queste realtà possono realizzarsi contemporaneamente.
Innanzitutto il primo elemento nasce dalla storia: la popolazione della Val Cavargna si è formata in un ambiente chiuso a causa delle difficoltà di comunicazione con i paesi più grandi o le città. Queste difficoltà sono state superate in anni successivi, soprattutto dal 1960 al 1970, con il miglioramento della rete viaria, lo spopolamento della campagna e l’apertura delle frontiere elvetiche. Tuttavia la lontananza dei centri più grossi permane e ciò sfavorisce la crescita della popolazione ma mantiene un nucleo ristretto e coeso.

Presepe Vivente di Sora: Gli zampognari

Presepe Vivente di Sora: Gli zampognari (foto di Monica Bari)

Il secondo motivo è una conseguenza del primo, infatti va sottolineato lo "spirito di collaborazione" che scaturisce da un attaccamento materno del proprio territorio, un legame forte che influenza indirettamente anche le persone immigrate da poco.
Un altro elemento di notevole importanza è la presenza del borgo rurale di Sora che offre uno scenario ideale per ambientare questa meravigliosa rappresentazione; una rievocazione della natività di Cristo calata nella realtà locale, interpretata con amore e devozione da tutti i partecipanti. Il borgo di Sora, a sua volta, è inserito nell’ambiente selvaggio e contadino della Val Cavargna e ciò rende l’atmosfera ancora più magica e irreale.
In ultima analisi non va trascurata la presenza del Gruppo Folclorico della Val Cavargna (guidato con entusiasmo e professionalità dal suo Presidente: Lino Mancassola) che funge da traino e promotore dell’iniziativa. Questo conferma ulteriormente il valore delle Associazioni che, nel corso del tempo, possono maturare un valida cooperazione capace di intraprendere iniziative che vanno oltre ogni aspettativa. L’attività di tali gruppi assume ancora maggior significato se sono legati a centri di ricerca culturale, come il Museo della Valle.
Il turista che desidera visitare il Presepe vivente dovrà recarsi a San Bartolomeo e da qui prendere un bus navetta che lo condurrà alla frazione di Sora. Una piantina distribuita a tutti i partecipanti fornirà le giuste indicazioni per visitare ogni angolo del presepe: vie, case, cascine e taverne. In ogni tappa il visitatore verrà accolto dalle comparse in costume d’epoca e potrà assaporare specialità locali.
Vale la pena visitare questo piccolo centro così caratteristico e ancora immerso nel passato.

Presepe Vivente di Sora: I magnani al lavoro

Presepe Vivente di Sora: I magnani al lavoro (foto di Monica Bari)

Val Cavargna, si rinnova una favola vera.
Il presepe vivente di San Bartolomeo (uno scritto del Prof. Mario Colombo, Ass. Provinciale alla Cultura)


Là in alto alla Val Cavargna, poi sotto rispetto a San Bartolomeo, in quel fatato sito di Sora, si rivive come era uso cento e più anni fa.
L’occasione è data dalla Santa Natività per fare rivivere le pareti di pietra di secolare memoria, le vie in risciada consumate dal tempo, gli infissi in castagno imbruniti dall’uso.
Eppure è il 27 di dicembre del 2008, ma oltrepassata la soglia di Sora, sotto un arco di rami di abete, si entra in un’altra epoca. Quella che ormai pochi di noi hanno vissuto e ricordano. Dove il pane erano le castagne; la segale il tetto; il latte formaggio, burro, zincarlin, ricotta; le foglie giaciglio per le bestie e letto per gli uomini; il granturco polenta nei giorni di festa e il tempo era cadenzato dalla fame mai sopita.
Cosi, via e poi via nel percorso obbligato di Sora si vive, con i cibi, i poveri arredi, le fredde stanze scarsamente illuminate l’umanità di un tempo e gli stenti quotidiani a cui fin da giovani i nostri predecessori erano costretti.
A Sora si vive in un mondo creato ad arte, con sapienza, amore, lavoro ed emotività da Mancassola Lino e un gruppo di abitanti di quel borgo.
Anche il più distaccato dei visitatori, dopo poco si trasforma. I colori con le fosche tonalità saturano la vista, i profumi che invadono le vie e ogni nicchia delle povere abitazioni pregnano le narici e i sensi tutti sono alla pari coinvolti per trasmettere ai visitatori tutte le emozioni più forti.
In queste condizioni, tutti i visitatori si sentono coinvolti dalle terrene sensazioni e spiritualmente dal Sacro Mistero della Natività.
Definire Grandiosa l’opera creata a San Bartolomeo forse è troppo, ma se si rapporta quanto ho visto ed è palpabile da tutti, al microcosmo della Val Cavargna, definire una Magica creazione questo presepe vivente è riduttivo. Si! Magico perché il cuore degli interpreti, con la loro lingua locale, le loro movenze, le loro pose, i comportamenti , la spontaneità la partecipazione emotiva, il sorriso dell’anima, rendono unico e celestiale Sora.
Anche per questo voglio dire grazie amici, per avere fatto sognare con i piedi per terra tante persone e per avere portato la Sacralità del presepe a livello terreno.
Questo è un invito a voi per proseguire e a chi mi legge di venire a trovarvi.

Cari amici della Val Cavargna, ora mi ritiro. Prima di andare a letto, bevo un bicchiere di latte caldo con miele di castagno e una fetta di braschino, nel riposo mi tornerà alla mente il sogno vissuto ore prima.

Prof. Mario Colombo
Ass. Provinciale Cultura

Scorcio notturno del Presepe

Scorcio notturno del Presepe (foto di Monica Bari)

Manifesto 12^ edizione

Manifesto 12^ edizione

Domenica 28 novembre la Comunità Pastorale S. Lucio (S. Bartolomeo, S. Giovanni B., S. Lorenzo, Ss. Nazzaro e Celso) festeggia l'ingresso del nuovo Parroco, don Giuseppe Pediglieri. La Santa Messa Concelebrata con la presenza di mons. Molinari si terrà presso la parrocchia di S. Bartolomeo alle ore 11:00. Alla Celebrazione saranno presenti la Banda di Brenno Useria (Va), le varie associazioni della valle e i rappresentanti delle amministrazioni comunali. Alle ore 15:00 si potrà poi partecipare al momento dell'Adorazione Eucaritistica e al Santo Rosario.
Accorriamo numerosi a festeggiare il nostro nuovo Parroco.
Tanti Auguri e buon lavoro don Giuseppe!!


NEWS:
Purtroppo a causa dell'allarme neve gli ex parrocchiani di don Giuseppe e la Banda non potranno essere presenti alla cerimonia.

Sabato 11 Dicembre alle ore 21:00, presso la Chiesa di San Bartolomeo, si terrà il consueto concerto di Natale del Corpo Musicale Santa Cecilia.
Accorriamo numerosi per prepararci a festeggiare il Santo Natale sulle note della musica.

Giovedì 2 Dicembre a Villa Gallia, sede dell’amministrazione provinciale, è stato presentato il DVD “Parole e cose della Val Cavargna”. Alla presentazione erano presenti molti giornalisti e l'emittente locale Espansione TV. Hanno poi parlato gli autori del DVD e l’assessore Colombo, il quale lo ha definito un ottimo prodotto annunciando che il 27 dicembre, durante il presepe vivente, ci sarà la presentazione del DVD alla valle e ai visitatori del presepe.



Prof. Mario Colombo - Assessore alla Cultura

La produzione di questo dvd fa parte di un ciclo di interventi dedicati allo studio delle tradizioni culturali nella nostra provincia e alla promozione diretta delle espressioni più tipiche, e prevalentemente orali, di queste tradizioni. Un doppio binario di lavoro quindi, articolato in convegni, ricerche, pubblicazioni da un lato, rassegne, concerti e animazione dall'altro, che impegna da diversi anni l'Assessorato alla Cultura della Provincia di Como, con l’obiettivo di preservare documentazione e memoria e di supportare la diffusa attività spontanea di associazioni, studiosi e cittadini. E di agire con tempestività per evitare che saperi, conoscenze e pratiche vadano persi definitivamente, con l’avvicendarsi di generazioni, modi e culture sempre più immersi in dimensioni globalizzate. La necessità di intervenire a salvaguardia delle culture tradizionali e delle loro espressioni è tra l'altro stata riconosciuta dall’UNESCO, che ha adottato nel 2003 una “Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale”. Riportiamo la definizione, particolarmente incisiva, contenuta nella Convenzione: “Si intendono per “patrimonio culturale immateriale " pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e i saperi - cosi come gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati ad essi - che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui riconoscono come facenti parte del loro patrimonio culturale. " Successive normative nazionali e regionali hanno raccolto l’invito rivolto dall'UNESCO ai Paesi Membri ad adottare appropriate misure per identificare, salvaguardare e promuovere tale patrimonio, raccoglieme la documentazione e renderlo accessibile.
“Parole e cose dalla Val Cavargna” nasce con l'intento di conservare testimonianze dirette di usi, tradizioni e lingua della comunità che vive in Val Cavargna. Il progetto è il primo, tra i molti completati in questi anni, che applica tecnologie audiovisuali alla rilevazione di parole, immagini, processi, realizzando un doctunento di particolare precisione e fissando nel contempo una fonte molto ricca per ulteriori elaborazioni e studi. La scelta dell’area e della comunità a cui dedicare questo primo lavoro audiovisivo è stata effettuata sulla base di uno studio preliminare, che ha suddiviso il territorio provinciale in settori caratterizzati da omogeneità ergologica, ambientale e linguistica. La Val Cavargna è emersa per diverse ragioni. In primo luogo la sua condizione geografica di relativo isolamento ha permesso il sopravvivere di una identità liguistica e culturale molto netta. Inoltre sono presenti in Val Cavargna associazioni e gruppi attivi, che hanno spontaneamente espresso una grande attenzione nel preservare le proprie tradizioni, la nozione dell'equilibrio socio-economico di un passato ancora recente e della relazione con l’ambiente naturale. La scelta è stata premiata da una collaborazione veramente competente e meravigliosamente cordiale. Se era prevedibile l’interesse scientifico delle pratiche ergologiche, dei costumi e del linguaggio (alcune immagini e certi dialoghi sono davvero di grande suggestione e rilievo), non potevamo sapere che l'incontro tra ricercatori e comunità locale avrebbe avuto un risvolto umano ed emozionale così ricco e profondo. Desideriamo ringraziare tutti coloro che dalla Val Cavargna hanno partecipato alla ricerca, per il loro contributo scientifico, tecnico e per la generosa collaborazione, e tutta l'équipe dei ricercatori che ha lavorato con attenzione e dedizione.
Se serve dimostrare che un corretto legame con la propria storia fa bene all'anima, questo lavoro ne è una bella prova.


LINGUA E MEMORIA di Gabriele Iannaccaro

Ho l'impressione che la mia nascita sia alquanto posteriore
alla mia residenza qui. Risiedevo già qui, e poi vi sono nato.
(Jorge Louis Borge)


Ma che cosa è, per chi lo utilizza, questo lavoro? Anzitutto, ma è ovvio, una testimonianza; di usi comunitari e di lingue territoriali «avant que l’unification linguistique ne le fasse disparaitre», come scriveva nel 1815 la Société des Antiquaíres de France - e una testimonianza importante, per completezza e accuratezza di realizzazione, oltre che per il modo in cui è stata raccolta. poi, certo, un serbatoio di memoria da tramandare a noi e a chi verrà dopo di noi, e da consegnare alla comunità perché ci si rispecchi, pur non abdicando alla conquistata modernità, e un gradevolissimo modo per impiegare qualche ora interessante. Ma è anche, se non soprattutto, un documento linguistico ed etnolinguistico: un’occasione rara di venire a contatto con la lingua e con ciò che, mitícamente, la lingua trasmette, nella Valle Cavargna - mitícamente, dico, perché la valle è ancora nella fortunata situazione di avere il dialetto come codice comunicativo funzionante, e questo dunque può esprimere situazioni e argomenti del mondo contemporaneo. Dalle tecniche di lavorazione del latte e della lana e al costume tradizionale sarà attirato 1'etnologo, e dalla ricca terminologia che qui troverà l’etnolinguista e il dialettologo; e costoro, insieme con il linguista generale, troveranno ampi motivi di interesse nell’analisi dei lunghissimi etnotesti semispontanei che qui sono raccolti. Non è neppure superfluo notare che il dialetto della Valle, in verità assai interessante dal punto di vista per così dire «interno››, ossia per la sua fonetica storica, morfologia e sintassi- oltre che beninteso per il suo lessico - è davvero poco conosciuto dalla comunità scientifica e rappresentato nella letteratura specialistica.
L’opera è incentrata su due lunghi filmati di tipo etnologico, sulla lavorazione del latte e della lana, con un'espansione sulla tosatura e sul costume tradizionale; gran parte dei filmati è corredata poi da una trascrizione e da una traduzione, sotto forma di sottotitoli - possono essere o no richiamati sullo schermo - ma anche di documento autonomo. I filmati sono straordinari; e ci permettiamo di dirlo perché la loro qualità non dipende in alcun modo da chi scrive: rappresentano, senza che i partecipanti e la moderatrice lo esplicitino, una proposta a posteriori di compenetrazione fra esigenze diverse di inchiesta glotto-antropologica: la concentrazione su un argomento d’interesse, la spontaneità di lingua e argomentazione, e il punto di vista della comunità. In verità, se ci si può permettere il bisticcio, siamo di fronte a conversazioni guidate «fintamente finte», condotte da Gloria Mazza, che appunto finge di voler imparare da gruppi di abitanti della Valle, in prevalenza anziani, alcune delle attività che hanno caratterizzato la vita della comunità di Cavargna.
La finzione del racconto è però, appunto, finta: accade infatti che il setting comunicativo diventi immediatamente spontaneo, come se ci si trovasse davvero in una vigilia dei tempi andati, con anziani che, lavoricchiando, tramandano nel frattempo la loro esperienza e la loro cultura a figli e nipoti;figli e nipoti raggiunti in differita, per cosi dire, attraverso un supporto digitale - ma in fondo che cosa cambia? L’impressione, forte, che si ricava, è davvero che i contenuti e la lingua che osserviamo come da un buco di serratura attraverso il DVD siano filtrati ed elaborati dalla comunità: e anche l’indossare i costumi tradizionali (che accomunano, quasi a voler annullare le distanza fra intervistatrice e parlanti, quasi fosse una sorta di grembiule scolastico), così come la presenza, nei luoghi della registrazione, di una quantità di attrezzi e utensili, invece di essere motivo di artificialità fa sì che il gruppo si cali, spontaneamente in modo solo in apparenza paradossale, nell’atmosfera dell’attività ergologica che viene proposta.[…]
Correda la parte « linguistica », per così dire, dell’opera, un glossario (a cura di Giulia Caminada), edito in due forme: una integrata nel DVD, limitata all'essenziale, ossia alla lista delle parole udibili nei dialoghi che non siano di immediato riconoscimento o comprensione per chi abbia solo un po' presente la situazione dei dialetti lombardi: e una più ampia, nei materiali di accompagnamento, che renda conto anche delle particolarità etnolinguistìche non trattate nell’introduzione ergologica. E poi, un vero gioiello: Isep e ì Bragiola, una pièce autorappresentata dagli abitanti della Valle: miniera di informazioni sull’autopercezione linguistica e identitaria di Cavargna. E davvero, solo una scorsa di quello che Isep ci dice su come i parlanti sentono e vorrebbero la loro lingua, la loro cultura e la loro (micro)società occuperebbe uno spazio sproporzionato nel disco. Dunque guardiamolo, e rallegriamoci!


Prof. Gabriele Iannaccaro
docente di Linguistica Generale-Sociolinguistica presso il Dipartimento di Scienze umane per la formazione dell'Università di Milano-Bicocca

Ecco i numeri dei biglietti vincenti della lotteria del Presepe Vivente!

1° premio: n° 5546

2° premio: n° 2773

3° premio: n° 4693

4° premio: n° 0683

5° premio: n° 4015

6° premio: n° 1161

7° premio: n° 0875

8° premio: n° 5695

9° premio: n° 5754

10° premio: n° 0128

11° premio: n° 0487

12° premio: n° 2686

13° premio: n° 5563

14° premio: n° 4317

15° premio: n° 5798

16° premio: n° 2996

17° premio: n° 1854

18° premio: n° 4955

19° premio: n° 5303

20° premio: n° 4933

21° premio: n° 0707

22° premio: n° 5628

23° premio: n° 4507

24° premio: n° 0978

25° premio: n° 0516

26° premio: n° 4924

27° premio: n° 1572

28° premio: n° 4954

Per informazioni e ritiro premi rivolgersi al n. 3396029559

La sera della vigilia di Natale gli inviati della televisione svizzero-tedesca hanno registrato un servizio sul Presepe Vivente, arricchito da alcune interviste ai figuranti!

Tagesschau vom 25.12.2010

Da Lugano


Visualizzazione ingrandita della mappa

Da Lugano : Dopo essere entrati in Italia dal valico di Gandria procedete sulla SS340 Regina lungo i comuni di Valsolda, Porlezza e Carlazzo (Frazioni di San Pietro Sovera e Piano Porlezza). Alla rotonda del Ponte di Pino svoltate a sinistra ed imboccate cosi' la strada provinciale della Val Cavargna.


Da Como


Visualizzazione ingrandita della mappa

Da Como: Percorrete la statale 340 Regina fino a Menaggio e poi proseguite verso Porlezza oltrepassando il comune di Grandola ed Uniti giungendo cosi' alla località Ponte di Pino (Carlazzo). Alla rotonda omonima svoltate a destra ed imboccate cosi' la strada provinciale della Val Cavargna. Il tragitto Ponte di Pino - Cavargna (ultimo comune della valle) dura un'oretta circa ed è lungo 17,2 Km.

Torna al Museo della Valle


Questa visita guidata al museo presta particolare attenzione alla sezione dedicata alla Religiosità popolare. In questo settore sono esposti alcuni significativi arredi, paramenti e oggetti liturgici, provenienti dall'antica chiesa parrochiale di San Lorenzo M. di Cavargna (Diocesi di Milano), dalla chiesa sussidiaria di Vegna, dedicata a Sant'Antonio da Padova e dall'oratorio montano di San Lucio, recentemente restaurati da Paola Villa.


Angelo reggicandela

Angelo reggicandela, scolpito in legno e composto da tre pezzi, si presta soltanto ad una visione frontale.


San Lucio

San Lucio, statua lignea del secolo XVIII, altezza 120 cm.
Gia' presso l'oratorio montano di San Lucio, la statua è scolpita in un unico tronco, tranne la mano sinistra ed il piede sinistro, lavorata a tutto tondo e dipinta su tutta la superficie. Per lo stile si ritiene che sia una riproposizione di un'altra statua più antica, del XV secolo.


San Rocco

San Rocco, statua lignea con cane del secolo XVIII, altezza 133 cm.
Gia' presso l'oratorio montano di San Lucio la statua rappresenta il Santo con gli attributi della sua iconografia: il cane ai piedi con il pane in bocca, la tipica mantella da viandante, il cosidetto "sanrocchino", una conchiglia a tracolla come tazza per l'acqua, il bastone e il cappello da pellegrino, la piaga sulla gamba destra.


Ostensorio archittettonico

Ostensorio architettonico del secolo XVIII , altezza 20 cm e diametro 12 cm.
Questo ostensorio tipico del rito ambrosiano è diverso dall'ostensorio raggiato tipico del rito romano. Consiste in una teca trasparente cilindrica in vetro, racchiusa in una montatura di tipo architettonico a tempietto con quattro semicolonnine raffiguranti statuine che sorreggono una cupoletta sormontata dalla figura del Cristo risorto e trionfante, per l'esposizione dell'ostia consacrata.


Pianeta e stola

Pianeta e stola ex dono dell'arte dei Formaggiai di Milano al loro patrono San Lucio (1757).
Dimensioni pianeta 74 x 105 cm, stola 214 x 23 cm.
In tessuto faille di seta, color avorio, ricamate a motivi floreali, nelle sfumature rosa, viola e azzurro, oltre a fregi, volute, decorazioni e bordure con fili metallici e laminati oro. Sul retro della pianeta, nella parte inferiore, racchiusa da uno stemma a fili metallici, l'iscirzione "Ex dono Universitatis Salsamentariorum Mediolani" ricamata con filo di seta nero.


Triangolo per esposizione eucaristica

Triangolo per esposizione eucaristica confezionato nel XIX secolo.
Tipo d'arredo liturgico in seta ricamata per l'esposizione eucaristica in forma solenne nel rito ambrosiano, con l'ostensorio al centro in posizione elevata. Il triangolo è in raso e seta color cremisi, ricamato con fili metallici d'oro lungo i tre lati, che raffigurano foglie d'acanto tondeggianti, da cui fuoriescono lateralmente piccoli motivi floreali, al centro una spiga. Al centro del triangolo si può osservare l'ostia con l'iscrizione IHS da cui partono ventidue raggi a fascio e sessantasei raggi singoli.


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